IL MARE NON SI ROTTAMA
Perché Pescatori a Tavola sarà a Milano con il COAPI il 9 gennaio
di Angelo Natarelli
Il 9 gennaio saremo a Milano, in Piazza Duca d’Aosta, accanto agli agricoltori. Non è una manifestazione “di categoria”: è una mobilitazione di chi produce cibo e vuole continuare a farlo senza essere spinto fuori dal proprio lavoro ed è una mobilitazione per stringere l’alleanza con i cittadini condividendo profondamente lo slogan “Agricoltori, pescatori e cittadini: stesso Stato di Crisi, stessi nemici, le soluzioni con l’unità”!
Negli ultimi anni ai pescatori è stato chiesto molto: fermo pesca, controlli, limiti, obblighi. Fin qui, nulla da discutere se serve a difendere il mare. Il problema è che, mentre noi siamo fermi in porto, le politiche pubbliche non investono per farci lavorare meglio: non aiutano a innovare le imbarcazioni, non intervengono sul costo del gasolio, non sostengono la sicurezza.
Si spendono soldi per demolire le barche, non per mantenerle in mare. È un modello che porta lentamente alla scomparsa delle marinerie.
Nel frattempo, l’Italia importa più dell’80% del pesce che consuma magari pescato da barche battenti altre bandiere negli stessi mari in cui a noi è sempre più ostacolato o impedito il pescare. Gran parte arriva da aree del mondo dove le regole ambientali e sociali non sono le stesse che ci vengono imposte. Con nuovi accordi commerciali internazionali come quello con il Mercosur che abbattono ancora di più le garanzie, questo rischio non può che crescere ancora.
Qui entra in gioco un punto decisivo: la trasparenza. Se il cittadino non può sapere chiaramente:
– dove è stato pescato il pesce,
– con quali metodi,
– da chi e in quali condizioni,
allora diventa impossibile scegliere in modo consapevole. È così che il prodotto locale viene schiacciato da quello importato a basso costo.
Per questo chiediamo:
– tracciabilità reale e leggibile in etichetta,
– controlli uniformi tra prodotto estero e prodotto nazionale,
– regole che non penalizzino chi lavora rispettando il mare.
Non difendiamo un privilegio: difendiamo un mestiere che produce cibo, presidia i porti, mantiene vive le comunità costiere. Se il pescatore chiude, non perde solo lui: perde il cittadino, che diventa dipendente da mercati lontani e da filiere opache.




1 commento
Sono inserito nel vostro gruppo avendovi fornito le mie competenze in sicurezza alimentare e gestione degli allevamenti (itticoltura e zootecnia). La questione a mio avviso va affrontata in un tavolo tecnico presso il Ministero, sconfessando le pratiche imposte dalle autorità sullo sforzo della pesca, surrogate da pratiche relative nel mondo delle riproduzioni acquatiche in mare che rimando in altra occasione per motivi di tempo e spazio.