Antonio Antonelli. Non resto fermo, dalla montagna d’Abruzzo alla mobilitazione a Roma

Antonio Antonelli: “Vado a Roma con il mio trattore, perché non posso restare fermo”

Mi chiamo Antonio Antonelli, vivo ad Alfedena, in provincia dell’Aquila, alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

La mia è un’azienda agricola biologica cerealicola-zootecnica nata oltre quarant’anni fa grazie a mio nonno. Oggi porto avanti quell’eredità occupandomi dell’allevamento di bovini di razza piemontese e della produzione e vendita in azienda di cereali antichi, lenticchie e patate.

Il 6 e 7 marzo andrò a Roma con il mio trattore per la mobilitazione del COAPI. Partirò da solo, attraversando Molise e Lazio, per unirmi agli amici e ai colleghi. Partirò lentamente, come si fa con i mezzi agricoli, ma con idee molto chiare.

Vado a Roma perché l’agricoltura è sotto attacco e io questi problemi li vivo ogni giorno.

Vivo nelle aree interne, dove fare impresa significa lavorare il doppio per avere la metà dei servizi. Qui non c’è solo il fascino del paesaggio, c’è anche l’isolamento, i costi più alti, la mancanza di infrastrutture, la difficoltà a restare competitivi.

Vivo la fauna selvatica fuori controllo, che mette a rischio raccolti e allevamenti. Non è uno slogan: è il mio lavoro che viene messo in discussione.

Vivo l’attacco alle piccole imprese agricole, che nessuno tutela davvero. Siamo schiacciati tra mercato, grande distribuzione e burocrazia. E come se non bastasse, oggi c’è anche un attacco al biologico.

Con il D.Lgs. 148/2023 e il Decreto Ministeriale del 18 luglio 2024, la classificazione delle non conformità è diventata più severa rispetto a quanto previsto dal Regolamento (UE) 2018/848. Per chi, come me, lavora nel biologico in modo serio e trasparente, significa trovarsi esposto a sanzioni e sospensioni anche per aspetti formali, con criteri più rigidi di quelli europei. Essere a norma diventa sempre più complicato, soprattutto per una piccola azienda delle aree interne che non ha uffici amministrativi strutturati.

Io non parto contro qualcuno. Parto per difendere il mio lavoro, la mia famiglia, la storia della mia azienda. Parto per difendere un modello agricolo fatto di territorio, qualità e responsabilità.

Parto con il trattore perché è il simbolo del mio lavoro. Non ho altro mezzo per farmi ascoltare se non quello con cui ogni giorno coltivo la terra e allevo i miei animali.

Farò chilometri lentamente, ma con dignità. E quando arriverò a Roma il 6 e 7 marzo, non sarò solo: porterò con me la voce di chi vive e lavora nelle aree interne, di chi crede nel biologico, di chi non vuole arrendersi.

Vado a Roma perché restare fermo, oggi, sarebbe peggio.

1 commento

    • Ivana ghidini il Marzo 3, 2026 alle 1:26 pm
    • Rispondi

    È tuo dovere x essere a posto con la coscienza.. Domani potrai dire io mi sono battuto ma voi!! E volete mangiare sano??? Ma dove eravate?? Quando facevo le battaglie con la fiom tanti erano al balcone aspettando i risultati fatti dagli altri… Siamo 1 paese con 1 tasso di vigliaccheria da paura. Speriamo che 1 po’ di cossienza si sia mossa. Ma la gara è dura. Auguri ragazi.. Io posso solo lavorare nel mio territorio sugli addormentati. Buone cose.

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