“Stiamo affogando nei debiti e nei vostri silenzi”. Angelo Natarelli il 6 e 7 marzo porta a Roma l’ultimo grido dal mare.
Per anni la voce di Angelo Natarelli ha risuonato tra le reti, sui moli, nelle aste del pesce all’alba. Una voce ruvida, salata, che raccontava una verità che in molti non volevano ascoltare: la pesca italiana sta scomparendo. Non per colpa del mare, ma per colpa dell’indifferenza.
Quella voce, partita da un uomo solo, nel tempo è diventata un movimento. È diventata comunità, coscienza collettiva, punto di riferimento per chi vive di mare. Oggi quella stessa voce arriva a Roma insieme agli agricoltori, perché terra e mare non sono due mondi separati. Sono lo stesso dramma che attraversa il Paese.
“Agricoltori e pescatori” non è uno slogan. È la fotografia di una realtà sempre più evidente. C’è chi lavora la terra e chi lavora il mare, ma la condizione è la stessa: poco ascoltati, poco rappresentati, poco considerati. Schiacciati da costi che aumentano, regole sempre più pesanti, importazioni che invadono il mercato e un silenzio politico che pesa come un macigno.
È l’Italia che produce cibo, identità e lavoro. Eppure viene trattata come se fosse un problema e non una ricchezza. È l’Italia che non chiede privilegi, ma soltanto la possibilità di continuare a esistere.
Forse questa piazza è davvero l’ultimo grido prima dell’ultimo respiro. Perché quando muore un settore non muore solo un mestiere: muore un pezzo di Paese. La domanda allora diventa inevitabile: di chi è la responsabilità?
Angelo Natarelli non affida la risposta ai comunicati o alle polemiche. La affida alla vita reale. Chiedetelo agli agricoltori che incontrate per strada. Chiedetelo ai pescatori che incontrate sui moli. Non ce n’è uno, uno solo, che possa dire che stiamo raccontando bugie. Non ce n’è uno che possa dire che viviamo tempi di prosperità. La verità è che stiamo affogando nei debiti mentre intorno regna un silenzio assordante.
Per questo Natarelli sarà a Roma. Non per un gesto simbolico, ma per un atto di responsabilità. Sarà lì a nome suo e a nome dei suoi colleghi, di chi ogni giorno esce in mare e continua a lavorare nonostante tutto. Perché se questa piazza non verrà ascoltata, prima o poi la storia ne terrà conto. E saprà anche individuare chi aveva il dovere di intervenire e non lo ha fatto.
La presenza di Angelo Natarelli nella mobilitazione che porterà agricoltori e pescatori a Roma non è un’apparizione. È la naturale continuazione di una battaglia nata dal basso, tra chi vive il mare e la terra ogni giorno. Persone senza lobby e senza uffici stampa, ma con mani segnate dal lavoro e famiglie da mantenere.
Questa piazza non chiede applausi. Chiede ascolto. Chiede dignità. Chiede futuro. Perché quando un Paese lascia morire chi produce il suo cibo, in realtà sta lasciando morire una parte di sé. E se quel futuro non arriverà, la storia saprà raccontare chi ha provato a difenderlo e chi invece ha scelto di voltarsi dall’altra parte. 🚜🌊


