La Cooperativa San Paolo di Napoli aderisce alla mobilitazione del COAPI:
“Senza attracco, senza quote, senza futuro. La pesca artigianale sta morendo”
Napoli – La Cooperativa San Paolo, che riunisce decine di pescatori costieri napoletani impegnati nella pesca locale con reti tradizionali e nasse per polpi, aderisce ufficialmente alla mobilitazione promossa dal COAPI – Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani – per denunciare una situazione diventata ormai insostenibile.
I pescatori della cooperativa, che rappresentano una delle ultime realtà di pesca artigianale costiera nel Golfo di Napoli, oggi non dispongono nemmeno di un luogo di attracco stabile e adeguato. Una condizione paradossale per chi lavora quotidianamente in mare e garantisce prodotto fresco, locale e tracciabile ai cittadini.
Ma il problema non è solo infrastrutturale.
La crescente pressione normativa europea, unita alla distribuzione delle quote di pesca, sta mettendo in ginocchio la piccola pesca. Il caso più emblematico è quello del tonno rosso: le quote assegnate al segmento artigianale sono estremamente limitate rispetto a quelle destinate alla pesca industriale. Questo significa che un pescatore costiero, se intercetta accidentalmente un tonno oltre la quota consentita, è costretto a ributtarlo in mare, anche se già morto. Uno spreco alimentare che mortifica il lavoro e offende il buon senso.
Le regole attuali non distinguono adeguatamente tra pesca industriale e pesca costiera a basso impatto. Le piccole imbarcazioni che operano con reti tradizionali e nasse non hanno lo stesso peso negoziale né la stessa capacità amministrativa delle grandi flotte, ma subiscono vincoli identici o sproporzionati rispetto alla loro scala produttiva.
A questo si aggiunge la prospettiva di nuove misure europee che incentivano la dismissione delle attività attraverso compensazioni economiche per la chiusura definitiva delle imprese di pesca. Per la Cooperativa San Paolo questa non è una soluzione: è una resa. Pagare i pescatori per smettere di lavorare significa desertificare le marinerie, perdere competenze, cultura, presidio del territorio e sicurezza alimentare.
La pesca artigianale non è un residuo del passato. È:
- presidio ambientale delle coste
- economia locale diffusa
- garanzia di prodotto fresco e tracciabile
- identità culturale delle comunità marinare
Senza piccoli pescatori, il mare non diventa più sostenibile: diventa solo più concentrato nelle mani di pochi operatori industriali.
La Cooperativa San Paolo chiede con forza:
- un luogo di attracco stabile e dedicato per la flotta costiera locale
- una revisione dei criteri di assegnazione delle quote, con maggiore tutela per la piccola pesca
- norme differenziate che tengano conto della scala produttiva e dell’impatto ambientale
- politiche che sostengano il lavoro, non che incentivino l’abbandono
Antonio Iliano, presidente pro tempore della Cooperativa San Paolo, dichiara:
“Non chiediamo privilegi. Chiediamo di poter lavorare. Siamo pescatori costieri, non industria. Non possiamo essere trattati come numeri dentro un sistema che favorisce chi ha più capacità finanziaria e amministrativa. Se continua così, non resteranno più pescatori a Napoli. E quando scompare un pescatore, non perde solo una famiglia: perde tutta la comunità.”
La cooperativa invita le istituzioni locali, regionali e nazionali ad aprire immediatamente un confronto serio con i rappresentanti della piccola pesca, prima che la crisi diventi irreversibile.
Il mare non è una fabbrica.
La pesca artigianale non è una voce da tagliare.
È lavoro, dignità e futuro per le comunità costiere.
Cooperativa San Paolo – Napoli
In mobilitazione con il COAPI



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Perfetto